Memoria e affetto – 18 giugno 1852

Il 18 giugno ricorrono 3 eventi importanti per la nostra Famiglia religiosa.

  • Nella Chiesa di San Lorenzo a Brescia, il Vescovo Verzeri, ha letto il decreto della Sacra Congregazione dei Vescovi che, in nome del Sommo Pontefice, approvava l’Istituto delle Ancelle della Carità e le Costituzioni.
  • Durante la medesima Celebrazione eucaristica, Paola Di Rosa emetteva la professione religiosa nelle mani del Vescovo.
  • Terminata la Celebrazione, in processione si ritorna in Casa Madre e il Vescovo espone il Santissimo Sacramento per l’Adorazione perpetua che da allora ebbe principio e che continua ancora oggi.

“La mia felicità grande è trovarmi ai piedi di Gesù Sacramentato.
Ah! sì; da quello tutto spero! Egli è l’unico conforto, è il mio tutto.”

(Dagli scritti di Santa Maria Crocifissa)

La felicità di Santa Maria Crocifissa si ravviva anche ai nostri giorni nel mettersi davanti a Gesù Eucaristico per lodarlo, ringraziarlo e chiedere, particolarmente in questo periodo segnato da timori e incertezze, la sua forza, la sua presenza, la sua misericordia.

Per questa occasione, nelle serate del 17 e 18 giugno dalle ore 20.30 alle 21.30, adoreremo insieme Gesù Eucaristia.

Santa Maria Crocifissa Di Rosa – 68 anni dalla canonizzazione

Oggi, 12 giugno 2022, si fa memoria della canonizzazione di Santa Maria Crocifissa, Fondatrice delle Ancelle della Carità, proclamata da Pio XII nel 1954.

La gratitudine della nostra Famiglia religiosa per questo dono, è desiderio e impegno a vivere, nel fiducioso abbandono a Dio, il carisma di carità delle origini.

“Il tuo cuore non sarà mai così contento di allora che sarà proprio tutto di Dio senza riserva alcuna” (Lettera ad Angelina Passi)

Per conoscere di più la Santa…

Memoria della beata Lucia Ripamonti

Il 23 ottobre 2021, nella cattedrale di Brescia è stata proclamata beata Lucia Ripamonti, Ancella della Carità.

Il 30 maggio, la Chiesa bresciana fa memoria per la prima volta di questa Ancella che ha “tenuto sempre gli occhi fissi in Dio”. Ha vissuto la sua vita con fede semplice, gioiosa speranza, umile carità, operando solo per la gloria di Dio e per il bene del prossimo.

La nostra Famiglia religiosa è riconoscente a Dio per questa consorella che ha lasciato una scia luminosa sul nostro cammino e un invito a vivere il nostro battesimo con fedeltà e serenità.

Le spoglie di questa beata si trovano nella Cappella di Santa Maria Crocifissa Di Rosa, via del Cavalletto, 9 Brescia.

Molti devoti hanno già fatto pervenire in Casa Madre grazie attribuite alla beata Lucia Ripamonti.

Beata Lucia, prega per noi!

Auguri di Pasqua 2022

In questo oscuro momento della nostra storia
nello smarrimento dei cuori e dei Paesi
il pianto umano è accorato grido,
dolente supplica, solidale invocazione di urgente pace.

«Umanità, chi e che cosa vai cercando?».

Che si abbandonino i sentieri di morte e di male,
che si percorrano sentieri di vita e di bene.

In forza di questo insopprimibile anelito del cuore umano,
cooperiamo uniti all’azione liberante del Dio della vita
per sperimentare che con la Pasqua del Signore
rinasce la grande speranza
e possono fiorire anche le speranze di ogni giorno.

Buona Pasqua di Risurrezione!
A lei e a quanti le sono cari.

Suor Gabriella Tettamanzi
Superiora generale e suo Consiglio

Sulla Strada della Parola – V Domenica di Quaresima

Giovanni 8, 1-11: In mezzo all’abbraccio di Dio

Il cammino quaresimale ci conduce oggi a misurarci sulla misericordia di Dio che Gesù è venuto a rivelarci. Più ci inoltriamo in questo cammino, più siamo chiamate/i a convertire la nostra mente, il nostro pensiero su quello di Dio. Gesù ci ha mostrato come la sua fedeltà al Padre non l’ha detenuto di fronte ai tranelli che i suoi avversari continuamente gli tendevano.
Il Vangelo di oggi ci presenta Gesù che tra i discepoli e i loro “ascoltatori” si trova nella situazione di dover giudicare una donna sorpresa in adulterio. La domanda degli accusatori è chiaramente un tranello: se Gesù dice che bisogna uccidere l’adultera, allora dov’è la misericordia di cui parla? Se invece dice che bisogna lasciarla vivere, dov’è il rispetto della legge di Mosè?
Di fronte alla durezza di cuore e all’ipocrisia della gente che ha davanti, Gesù, mosso da compassione e misericordia, è categorico nel rispondere: Chi non ha peccato, scagli la prima pietra. Tutti, a cominciare dai più grandi, hanno lasciato il posto.” Non si tratta tanto di perdonare o no, si tratta di buon senso. Tra di noi non c’è nessuno che possa ergersi a giudice morale sopra gli altri, perché siamo tutti nella stessa barca. Il peccato è democratico, ci livella tutti, ci mette realmente nelle condizioni di comprenderci l’un l’altro. Non di giustificarci, ma di comprenderci.

Il vero perdono viene da Dio, il solo che potrebbe condannare. Ma – meraviglia! – non lo fa. E così la donna che all’inizio era stata posta “in mezzo” a quella corte spietata, ora è di nuovo “in mezzo”, con Gesù solo. Ma “in mezzo” a chi? Non si può essere “in mezzo” se non c’è nessuno attorno!
La donna è rimasta in mezzo all’abbraccio di Dio, alla sua misericordia. E’ questa capacità di comprensione, di lettura profonda ed esigente al tempo stesso, a darle la possibilità di una vita nuova, Gesù la invita a “non peccare più”. E’ il suo stare, nuda e fragile, fra le braccia di Dio a restituirle la dignità, per cui essa non è semplicemente “l’adultera”, ma una donna capace di camminare, tentata a peccare, comunque unica e preziosa.
Gesú non spegne il lucignolo fumigante, non spezza la canna incrinata. Lui, quel Gesù di Nazaret, non lo fa mai. Avvicinare la sua vita, sentirsi raggiunti dalle sue parole è respirare perdono: questo accadeva a chi lo ha incontrato duemila anni fa e questo accade a chi lo incontra ancora oggi.
L’aveva capito bene la nostra Santa Fondatrice quando a una figlia incerta della sua vocazione, scrive “Il demonio che vede il bene che con l’aiuto di Dio puoi fare alle anime, ti rattrista, ti affligge e ti opprime. Non ascoltarlo, mia cara figlia, gettati nelle braccia di Gesù con confidenza e vivi allegra nel divino volere”. E ad un’altra: Ah! Figlia mia, gettiamoci una volta nelle braccia amorose del nostro Sposo celeste, e non pensiamo ad altro che a dargli gloria. Procuriamo di farlo conoscere ed amare; facciamo che le nostre parole servano come di svegliarino in chi ci ode a ricordarsi di Dio ed a desiderare d’amare una Bontà sì infinita.

Lui fa vivere, il suo perdono fa vivere. Non raggiunge nessuno dall’alto come fosse per una gentile concessione di cui non si potrà mai pagare il prezzo, ma solleva dal basso, gratuitamente, inaspettatamente, e ti riabilita alla vita piena. Così è Dio!

Riflessione di: Suor Luciana Ceretti, Brasile

Sulla Strada della Parola – IV Domenica di Quaresima

Luca 15, 11 -32: Uno sguardo che ci rende fratelli

La parabola del figlio prodigo è forse la più conosciuta e amata da tutti, anche da chi non crede in Dio o non conosce la Bibbia. Poiché il dono del perdono del padre verso i suoi figli ribadisce che, per quanto e quanto abbiamo peccato, Dio ci aspetta e ci accoglie nel suo Regno. La narrazione di questa parabola ci porta una storia molto umana con un messaggio che ci apre al divino. Temi centrali in esso: Dio e il suo Regno.
Raramente usiamo e sentiamo la parola “prodigo” usata al di fuori di questa parabola e spesso la associamo a cose cattive e negative. Invece, “prodigo” significa generoso, abbondante o dispendioso, allude all’idea di spendere tutto, di non tenere nulla, di sprecare tutto senza misura. E questo non è necessariamente negativo. Questo atteggiamento dispendioso è tipico del padre di questa storia. Questo è il centro della parabola, il padre, che ha due figli, ciascuno con i suoi errori particolari, che ama senza misura. Questo padre cerca di restaurare la famiglia che è stata distrutta dalla partenza del figlio più giovane dalla casa e dall’allontanamento del figlio maggiore nonostante viva nella stessa casa. L’amore del padre ed i suoi sforzi per la riconciliazione ci chiamano a vedere la realtà della vita umana, la vita quotidiana di molte nostre famiglie.
La parabola ci lascia immaginare un padre che non si permette pensare a cosa c’era nel cuore del figlio quando chiede la sua eredità e se ne va, esaudisce solo il suo desiderio. Siamo noi che pensiamo che stesse cercando di godersi un po’ di una vita libertina, o forse sognava di realizzare grandi cose per sé stesso. Qualunque sia la sua intenzione originaria, quando non era più soggetto alla supervisione dei genitori, spende senza misura. È il fratello maggiore che lo accusa di spendere i suoi beni con le prostitute, cosa che non sappiamo sia la verità.

È fondamentale contemplare la performance del padre che attende fiducioso… Non sembra un caso che il padre lo veda da lontano. Sicuramente ha passato lunghe e molte ore a guardare la strada, ogni giorno fissando gli occhi all’orizzonte nella speranza di vedere arrivare suo figlio. Possiamo immaginare la gioia e il ritmo della corsa molto prima che identificasse con certezza suo figlio. È il padre che da lontano vede il figlio del suo cuore e lo accoglie sorridendo.
Traboccante di gioia per il figlio minore, esce per incontrare il figlio maggiore. Esce per riconciliare il figlio maggiore nello stesso modo con il quale è uscito per ricevere il figlio minore. Questo è un momento teso. La gioia del padre è in frantumi. Stava celebrando per avere di nuovo i suoi due figli sotto lo stesso tetto, ma trova il figlio maggiore fuori, che non vuole entrare in casa per unirsi alla festa. Il padre stava festeggiando la fine della rottura della sua famiglia, ma la trova rotta altrove. Il figlio che vive sotto il suo tetto è ormai estraniato non solo dal fratello minore, ma anche dal padre, che afferma al figlio maggiore che la presenza del fratello minore non cambia il suo affetto per lui. Sono entrambi al sicuro, e lo sono sempre stati.
Il cuore del padre mi suggerisce un campo diviso a metà, da una parte la gioia di un figlio che torna a casa dopo aver disprezzato e rotto la sua famiglia e dall’altra un figlio che si rifiuta di entrare in casa ora disprezzando la sua famiglia.
Gesù conclude qui la sua storia e delega ciascuno di noi a porre fine. Entrerò nel banchetto? O starò fuori?
Grazie a Gesù abbiamo un Padre prodigo nell’amore e nel perdono verso ciascuna delle sue creature; un Padre che ha gli occhi all’orizzonte in attesa di incontrare i nostri occhi, per fare di questo incontro un luogo di riconciliazione tra gli uomini, un luogo da cui scaturisce la fraternità universale. Come il Padre che sta in attesa del ritorno del figlio, anche noi Ancelle della Carità sappiamo essere vigilanti per accogliere sempre i fratelli con occhi di benevolenza, di misericordia affinché si sentano accolti nella casa del Padre.

Riflessione di: Suor Verónica Rivera Gaibor, Ecuador

Sulla Strada della Parola – III Domenica di Quaresima

Lc 13, 1-9 Collaborare con l’agricoltore nell’attesa del frutto

Il 90% del popolo ruandese e burundese è agricoltore: coltiva e mangia ciò che coltiva. Conosce bene la fatica di preparare la terra per la semina, l’attesa paziente accompagnata dalla preghiera perché il sole e la pioggia siano in armonia con la stagione, la cura nel togliere le erbe che potrebbero soffocare la piantina che al tempo giusto darà il frutto. Chi pianta ama ciò che ha piantato perché ne conosce il valore.

Così è Dio, la sua pazienza nei nostri confronti è infinita… “ancora una anno, finché io gli zappi attorno”. Dio conosce il valore della Sua creatura, ci ha creato e siamo a sua immagine e somiglianza. Dio ha pazienza, vuole che l’Uomo si salvi, ogni uomo e tutto l’uomo. Non sempre noi suoi figli pensiamo allo stesso modo…puntiamo il dito facilmente contro gli altri senza accorgerci che quando lo facciamo tre dita sono puntate verso di noi… ed il nostro problema è proprio questo: l’intolleranza verso noi stessi… chi si tollera è capace di comprensione.

Gesù oggi vuole aiutarci a leggere la realtà a partire da Dio e non da noi. Un fatto di cronaca dove persone hanno perso la vita e subito scatta il giudizio, ognuno si sente in dovere di dire la sua, naturalmente salvando se stesso: si perde sempre l’obiettività quando si giudica. Gesù vuole che ognuno rifletta su se stesso e che da questa riflessione inizi un processo di conversione, un processo che prenda in considerazione una delle qualità di Dio: la misericordia. La Misericordia di Dio che attraverso suo Fglio ci dice: “Se non vi convertirete perirete tutti allo stesso modo”. Parole dure, che non vorremo ascoltare perché questa volta il dito sembra essere puntato contro di noi.

Ci troviamo davanti ad un Gesù che pare non avere misericordia, non essere molto tollerante, paziente, un Gesù che ci dice: “perché sfruttate il terreno?” Tempo di quaresima, tempo donatoci per “vedere se porterà frutto per l’avvenire”.

Vogliamo collaborare con il paziente coltivatore? Forse i tre ani sono già passati senza dare frutto ma Dio non usa l’orologio, Dio usa il TEMPO… Entriamo nella logica di Dio, perché nel grande campo che è il mondo, noi Ancelle della Carità siamo chiamate a collaborare con il Padre di paziente misericordia a servire i nostri fratelli in “ogni tempo e luogo” con una charité servante che è espressione della nostra personale conversione, perché ciò che ci è chiesto non è di essere “solo” credenti ma di essere CREDIBILI e per esserlo non importa l’età, l’ apostolato o il luogo del mondo dove sei, ma l’impegno costante nel coltivare il terreno della tua vita ed aspettare che l’ albero dia frutto a SUO TEMPO!

Riflessione di: suor Stefania Rossi,
missionaria in Ruanda/Burundi

Sulla strada della Parola – II Domenica di Quaresima

Lc 9, 28-36   La trasfigurazione di Gesù: un’esperienza comunitaria

Sulla strada che ci conduce a Gerusalemme assieme a Gesù, dopo la faticosa lotta nel deserto, possiamo ora godere della sosta luminosa della trasfigurazione. “Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo”: tre apostoli privilegiati che accompagnano il Maestro anche in altri momenti cruciali come la risurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,37) e la notte dell’agonia nel Getsemani (Mc 14,33). A loro Gesù concede un momento di estasi sorprendente che li aiuterà ad affrontare con maggiore forza e speranza i tempi della passione. A differenza di Matteo e Marco, Luca pone questa esperienza in un contesto di preghiera. Prima di volgere decisamente il volto verso Gerusalemme, Gesù sente il bisogno di ritornare alla preghiera, al luogo in cui i tempi dell’uomo si confrontano con quelli di Dio. Nella preghiera, nel luogo della relazione con l’alterità del Padre, egli trova conferma del proprio cammino. È in questo momento che il suo volto diventa “altro”. Non assume un altro volto, ma il suo volto diventa altro, sfolgorante come il volto di Mosé dopo essere stato alla presenza di Dio (Es 34, 29- 30). In questa rivelazione Gesù coinvolge i tre discepoli.

Ci piace pensare che questa “dimensione comunitaria” della trasfigurazione sia particolarmente significativa e illuminante anche per noi. Gesù li invita insieme, non singolarmente, a salire il monte e a contemplare il suo volto di luce, come a dire l’importanza di condividere con altri, con i compagni di cammino, l’esperienza vitale dell’incontro che può far diventare “altra” la vita. I tre discepoli insieme vedono l’orizzonte della Risurrezione, insieme ascoltano Mosé e Elia che parlano del cammino della passione, insieme potranno sostenersi anche nella fatica e nel resistere alla stanchezza, insieme vedranno con maggior lucidità il mistero che si disvela davanti a loro e che un giorno sarà pieno.

La trasfigurazione è un evento da vivere insieme, come comunità, come famiglia, come gruppo… come chiesa. La relazione con Dio non è un fatto privato, intimistico da trattenere per sé: «Facciamo tre capanne…» come vorrebbe Pietro, ma una realtà ecclesiale. C’è un luogo privilegiato che ci pone in questa dimensione di visione e di ascolto della Sua Parola: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!» proprio là «dove sono due o tre riuniti nel mio nome» (Mt 18,20). Sarebbe davvero entusiasmante se partecipando alla S. Messa ciascuno potesse affermare: «Maestro, è bello per noi essere qui» e attingere così comunitariamente il senso della storia da percorrere insieme, del futuro da costruire. Possiamo avere meno paura se affrontiamo insieme un itinerario difficile, ma anche gioire di più se insieme siamo partecipi di un momento di cielo, se in tutto questo Gesù è il centro della nostra comunione, il fulcro della nostra ricerca, la meta del nostro pellegrinaggio.

Alla scuola di S. Maria Crocifissa possiamo imparare tutti che la strada della sequela di Gesù non può essere percorsa da soli ma nella comunione di fratelli e sorelle che condividono la stessa chiamata, in uno stile di “carità senza limiti” che ci rende parte di un unico grande progetto.

S. Maria Crocifissa ha sperimentato per prima la gioia di salire su questo “monte”: «La mia felicità grande è di trovarmi ai piedi di Gesù Sacramentato. Ah! Sì, da quello tutto spero! Egli è l’unico mio conforto, è il mio tutto». Di lei hanno testimoniato che il suo amore per Gesù eucaristico fosse così intenso da rapirla in contemplazione ma senza nessuna chiusura intimistica, anzi spalancandola alla condivisione e all’apertura verso gli altri. Questo suo amore è diventato scelta di vita per tutte le donne che a lei si sono ispirate nella sequela di Gesù e per i numerosi laici che ne condividono il carisma. La nostra fraternità di Ancelle della Carità si fonda sull’adorazione di Cristo eucaristico e crocifisso: il volto di Gesù che sul monte ha catturato gli occhi dei discepoli e che la presenza di Mosé e Elia hanno tratteggiato nella sua dimensione crocifissa, in una profonda dimensione comunitaria e apostolica. Perché noi diventiamo ciò che contempliamo!

Lasciandoci prendere per mano dal suo esempio, tutti noi possiamo fare esperienza continua della bellezza di un incontro che spalanca inediti orizzonti e ci mette sulle strade della vita con una nuova vitalità… insieme!

Riflessione di: suor Carmela, suor Michela e suor Maria Louise
“Casa di Maria” – Pontecagnano (SA)

Sulla strada della Parola – I Domenica di Quaresima

Se tu sei Figlio di Dio. Il racconto delle tentazioni Lc 4,1-13

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

All’inizio della sua missione, Gesù, pieno di Spirito Santo, è guidato dallo Spirito nel deserto. Luca fa vedere come all’inizio di ogni vocazione sta proprio lo Spirito. Come è accaduto per Maria, per Elisabetta, per Giovani Battista, così avviene anche per Gesù quando da uomo adulto decide di entrare nella sua vocazione di figlio di Dio. In questi versetti troviamo il racconto di come la vocazione di Gesù viene messa alla prova.

Il verbo greco peiraso (tentare) nel v.2e il sostantivo peirasmos (tentazione) alla fine nel v.13 inquadrano il brano, rivelandoci il filo rosso del vangelo odierno: la tentazione. Gesù passa quaranta giorni nel deserto dove il diavolo lo avvicina con tre domande sul modo di svolgere la sua missione del figlio di Dio: se tu sei Figlio di Dio. La prima – dì a questa pietra che diventi pane – richiede di usare il suo potere in modo egoistico, per soddisfare i propri bisogni. E non solo, ma forse gli vorrebbe dire: dai alla gente il cibo, saziali, mostra il tuo potere e ti seguiranno.  La domanda di fondo è: che cosa sazia il cuore dell’uomo? Gesù risponde che l’uomo non vive solo per sodisfare i bisogni primari, ma vive di molto di più: delle relazioni, della vicinanza, della cura, dell’amore gratuito. Lui è venuto per far conoscere l’amore del Padre. Anche la nostra Santa Fondatrice l’ha intuito bene quando scriveva ad A. Passi: il tuo cuore non sarà mai così contento di allora che sarà proprio tutto di Dio senza riserva alcuna.

La seconda richiesta, ancora più subdola, riguarda il fascino del potere e della gloria: ti darò tutto, prostrati a me, lo seduce il tentatore, ma Gesù sceglie l’obbedienza filiale al Padre: il Signore, Dio tuo, adorerai. Scelta che verrà riconfermata quando, alla fine della sua missione, appeso sulla croce, senza bellezza né splendore, impotente, sconfitto, si consegnerà con fiducia nelle mani del Padre. Saliamo in alto, sul pinnacolo del tempio, con la terza richiesta – gettati giù da qui,ti salverà tuo Dio. L’eco che troviamo nella passione, dove il tentatore ci riprova, in Lc 23,39b Ma non sei tu il Cristo? Allora salva te stesso e noi!. Ecco la domanda: ma quale Figlio di Dio sei tu? Pensi di vincere con la croce? Senza potere, senza gloria, senza dominio, non serve. Gesù invece rimane fedele alla sua vocazione di essere il vero Figlio di Dio: casto, povero, mite, obbediente, amore donato, e così ha fatto risplendere il vero volto del Padre, del Dio delle Scritture, Dio d’Israele. Un Dio che dona sé stesso come nutrimento.

Anche noi, all’inizio del cammino quaresimale, siamo chiamati a lottare, come Gesù, con la preghiera e meditando le scritture, contro la tentazione di tradire la nostra vocazione battesimale di essere veri figli all’immagine del Figlio di Dio e fratelli gli uni degli altri.

Riflessione di: suor Ivana Gelo, Croazia

Sulla strada della Parola

Con la I domenica di Quaresima, noi Ancelle della Carità desideriamo iniziare un cammino comune nell’ascolto della Parola di Dio. Ogni domenica condivideremo una breve riflessione sulla Parola che la liturgia ci propone, facendoci guidare dalla nostra Santa Fondatrice e dalla sua intuizione di carità senza limiti.

Vorremmo che questa quaresima sia nel segno della fraternità, della missione e dell’unione, per cui le nostre riflessioni arriveranno, di volta in volta, dai diversi paesi in cui siamo presenti: Italia, Croazia, Brasile, Equador, Burundi e Rwanda.

Vi auguriamo buon cammino quaresimale, a domani!!

Acquate in festa

Il 31 ottobre 2021 è il ritorno di Maria Ripamonti alla sua nativa Chiesa parrocchiale. Con la Superiora generale e abbiamo accompagnato l’urna contenente la reliquia della beata Lucia. Al nostro arrivo i volontari di Acquate erano in fermento per la preparazione: chi per il compito dell’accoglienza, chi della distribuzione dei libretti per la solenne funzione; i cantori erano impegnati nelle ultime prove, pronti i chierichetti nel loro servizio e il fotografo nello scatto di foto da tramandare a chi non può essere presente: tutto si è compiuto con profonda e manifesta gioia nei cuori. La processione giungeva al presbiterio, accompagnata dal suono e dal canto dell’inno composto e musicato da Rech Mirko, un giovane di Acquate: Suor Lucia, nostra grande sorella, pellegrina della nostra terra…Hai vissuto con cuore ardente, manda la fiamma che ci sia da guida ogni istante della nostra vita. Terminata la S. Messa, la processione si è avviata verso l’altare della Madonna; l’urna, un blocco di marmo bardiglio cinerino, mette in evidenza due mani che accolgono un dono prezioso e custodiscono un tesoro, che viene collocato nel posto preparato; tra gli orpelli occhieggia la cassetta dorata contenente l’ioide della Beata, piccolo osso che trova sede nel collo. La lastra d’argento, a motivi geometrici, sintetizza il legame di Acquate con la Beata Lucia e con la nostra Famiglia religiosa. Molti fedeli in preghiera hanno deposto le richieste custodite nel cuore. Tutto parla di sereno desiderio di bene e di bontà nell’aiuto solidale. Prima di lasciare questa parrocchia, che rimane in attesa dell’effige della beata, un gruppo di persone è salito alla grotta dell’Immacolata, luogo assai caro e frequentemente visitato dalla giovane Maria Ripamonti: forse proprio qui ella chiese luce per discernere il piano di Dio sulla sua vita e la forza per poterlo attuare.
Il 14 gennaio 2022 si è conclusa l’attesa. Alla sua casa-chiesa-parrocchia abbiamo “aggiunto” il quadro-immagine della beata Lucia collocandolo a fianco dell’altare dell’Immacolata. Quell’immagine dirà ai devoti che lì è nata e vissuta una “Santa”!

Auguri di Natale

La lunga attesa dei secoli, rischiarata dagli annunci dei profeti,
trova compimento nell’Incarnazione del Verbo.
Attraverso il “sì” di Maria e di Giuseppe, obbedienti all’annuncio dell’Angelo,
il Figlio di Dio venne ad abitare in mezzo a noi, pieno di grazia e di verità (Gv 1,14).
Anche oggi, al desiderio della nostra umanità assetata
di giustizia, pace e fratellanza, di guarigione, salute e salvezza,
risponde un Dio, fattosi Bambino nel grembo di una donna.
In questo Santo Natale alziamo fiduciosi lo sguardo,
contempliamo l’infinito Mistero: un reticolato,
ma trapunto di Luce, ci illumina e guida con la Stella amica.
All’orizzonte Cristo Gesù nasce e anche noi rinasciamo,
cooperando, ovunque siamo, all’avvento della Vita.
È questo il mio augurio per un autentico e lieto Natale nei cuori.

Suor Gabriella Tettamanzi
Superiora generale
e Suo Consiglio

Festa di Santa Maria Crocifissa Di Rosa

Il 15 dicembre la Famiglia religiosa delle Ancelle della Carità fa memoria di Santa Maria Crocifissa. Questa festa è preparata da un triduo i cui orari si possono consultare sulla locandina allegata.

La Cappella che custodisce le spoglie di Santa Maria Crocifissa è aperta dalle 9.00 alle 11.00 del mattino e dalle 15.00 alle 17.00 del pomeriggio. In questo santuario si trovano pure le spoglie di suor Lucia Ripamonti da poco tempo proclamata beata.
Ogni fedele può affidare a queste due sante la preghiera e ciò che sta più loro a cuore.

La celebrazione del 15 dicembre delle ore 18.30h si può seguire sul canale Youtube La Voce Del Popolo:

https://www.youtube.com/watch?v=4Wc7zGz228Y

Beatificazione di suor Lucia – Sabato 23/10

Vendersi alla carità significa rinunciare liberamente a tutto e per suor Lucia, questa rinuncia, promessa attraverso i voti di castità, povertà e obbedienza, diventa sempre più radicale, fino a non avere più nulla. Ha lasciato il tutto per il Tutto e ha trovato tutto.

Madre Eugenia Menni, IX Superiora Generale, che ha conosciuto la Beata, scriveva: “Suor Lucia possedeva limpidezza di mente e candore di cuore. Era veramente donata al Signore. Il suo atteggiamento era costantemente riservato e modesto, il suo modo di agire, il suo parlare ispirava pensieri sereni e puri”.

Tutta la sua vita è stata un’offerta continua al Signore per la conversione dei peccatori. L’8 settembre 1953, con il consenso dei superiori e nella mani del confessore, Suor Lucia emette il voto di “vittima” per quanti rifiutano la grazia e sono lontani da Dio.

Ammalatasi vive gli ultimi mesi in pieno abbandono al Signore e in una continua offerta.  Il 4 luglio 1954 muore. Le sue ultime parole sono state: “ho vissuto tenendo sempre gli occhi fissi in Dio”.

Intenzione di Preghiera: Signore Gesù, per intercessione di Suor Lucia, ti chiediamo la conversione del cuore di quanti si sono chiusi alla Grazia e vivono come se tu non esistessi. In particolare ti preghiamo per la gioventù.

La settimana di luce – Venerdì 22/10

Venerdì 22 ottobre

La carità di Suor Lucia è fatta anche di generosità coraggiosa. Durante la seconda guerra mondiale, anche sotto i bombardamenti, si sposta  per portare viveri a chi non ha niente da mangiare: tutto  avviene con semplicità e gentilezza, accompagnato da un bel sorriso che dona pace e serenità.

Grazie ricevute: Il Signore ha concesso grazie di pace in famiglia, la pace nei luoghi di lavoro, la pace del cuore, la pace tra famiglie, per intercessione di Suor Lucia.   

Intenzione di Preghiera: Signore Gesù, concedi la pace tra le nazioni per intercessione di Suor Lucia.

La settimana di luce – Giovedì 21/10

Giovedì 21 ottobre

La vita di Suor Lucia scorre interamente in Casa Madre a Brescia ed è fatta di un susseguirsi di servizi umili e utili ma anche di incombenze di fiducia. Assiste i sacerdoti che sostano in foresteria quando vengono per la predicazione o per le confessioni: Ella, ha sempre avuto per i ministri di Dio particolari attenzioni, seguendoli spiritualmente con la preghiera e con l’offerta di sé al Signore.

Grazie ricevute: Tante le grazie che il Signore ha concesso ai sacerdoti che si affidano all’intercessione di Suor Lucia. 

Intenzioni di preghiera: Concedi, Signore, ai tuoi ministri, grazie e benedizioni per intercessione di Suor Lucia.

La settimana di luce – Mercoledì 20/10

Mercoledì 20 ottobre

Il 15 ottobre 1932 Maria entra in convento a Casa Madre – Brescia e inizia il suo percorso formativo.  Il 30 ottobre 1935 la sua prima professione: prende il nome di Suor Lucia dell’Immacolata.  Decisa e ferma a vivere una vita vera, fa suo l’augurio che S. Maria Crocifissa aveva fatto ad Angelina Passi: quello di farsi santa. Suor Lucia amava ripetere: “ Voglio farmi santa, presto santa e grande santa”.

Grazie ricevute: A dimostrazione della santità di Suor Lucia, le tante grazie e i miracoli che il Signore concede per sua intercessione.

Intenzione di preghiera: La santità è per tutti; la santità è una vita riuscita. Chiediamo al Signore di concederci, per intercessione di Suor Lucia, la grazia della santità.

La settimana di luce – Martedì 19/10

Martedì 19 ottobre

Maria nel settembre del 1932 incontra ad Acquate una sua concittadina, suor Argentina Ferrari, divenuta Ancella della Carità, che le fa conoscere lo spirito e lo scopo dell’Istituto. Maria è colpita dalle parole della Fondatrice rivolte alle prime Figlie:“ Voi siete vendute alla carità”. Questa frase la trafigge e la fa decidere: ha trovato l’Istituto che cercava.

Grazie ricevute: Tante le grazie che il Signore ha concesso ai religiosi e alle religiose per intercessione di Suor Lucia.  

Intenzioni di preghiera: Preghiamo il Signore, affinché conceda, per intercessione di Suor Lucia, alla Vita consacrata e alla Famiglia religiosa delle Ancelle della Carità una rinnovata primavera nello Spirito e sante vocazioni.

La settimana di luce – Lunedì 18/10

Lunedì 18 ottobre   

Suor Lucia avrebbe desiderato vivere la sua vocazione, non solo fra le pentole e le faccende domestiche, bensì nelle corsie dell’ospedale, eppure accetta umilmente di affidare il suo sì, nel sì di quella carità senza limiti  che tanto l’aveva affascinata e si dispone all’obbedienza.

Grazie ricevute: la passione per la cura degli ammalati le rimane nel cuore. Tante le grazie di guarigione  che il Signore concede per intercessione di Suor Lucia. Ne è la dimostrazione la guarigione della bambina Irene Zanfino, oggi una signora sposata con tre figli e nipoti. È il miracolo che permetterà  la beatificazione di Suor Lucia. 

Intenzione di Preghiera: Signore concedi ai nostri fratelli infermi che ti pregano per intercessione di Suor Lucia, la grazia della guarigione.

La settimana di luce – Domenica 17/10

Domenica 17 ottobre 

Maria Ripamonti ancora giovinetta lascia la scuola e va a lavorare come operaia nella filanda Muller a Germanedo, per contribuire all’economia della famiglia. Nel 1926, a causa di una grave crisi economica che investe tutta l’Italia, Maria perde il lavoro. Ne ritrova un altro nella fabbrica FILE, uno stabilimento di lampadine elettriche alla periferia di Acquate. 

Grazie ricevute: Il Signore ha concesso grazie di trovare un lavoro a quanti chiedevano per intercessione di Suor Lucia.

Intenzione di preghiera: Preghiamo il Signore perché conceda, anche per intercessione di Suor Lucia, una stabilità economica al nostro Paese tale da garantire a ciascun cittadino un posto di lavoro sicuro.

La settimana di luce – Sabato 16/10

Sabato 23 ottobre, alle ore 10.00, nella Cattedrale di Brescia si terrà una solenne Celebrazione con il rito di Beatificazione di Suor Lucia Ripamonti, Ancella della Carità.

Vogliamo far precedere il solenne evento con una settimana di luce di preghiera, a partire da sabato 16 ottobre. Parliamo di luce perché, come tutti i santi anche Suor Lucia è attraversata dalla Luce di Dio. La luce attraversa i santi perché sono puri e mette in risalto tutta la loro bellezza interiore, come i raggi del sole attraversano le vetrate di una cattedrale e ne rivelano tutta la loro bellezza. Ogni giornata sarà un raggio di Luce che Suor Lucia ci donerà.

Sabato 16 ottobre

Maria Ripamonti (poi Suor Lucia) nasce ad Acquate – Lecco il 26 maggio 1909; riceve il Battesimo il 30 maggio. La sua è una famiglia modesta. Orfana di mamma, il papà si risposa e dalla seconda moglie avrà sei figli e Maria aiuta la mamma in casa nelle faccende domestiche e bada ai fratellini. La domenica va a messa; frequenta l’oratorio ed è iscritta all’Azione Cattolica. Fin da piccola sente il forte amore per il Signore e verso Gesù orienterà tutta la sua vita.

Grazie ricevute:  Tante coppie di coniugi che non riuscivano ad avere figli hanno ottenuto dal Signore la grazia di avere bambini per intercessione di Suor Lucia.

Intenzione di Preghiera:  Signore, noi ti chiediamo, per intercessione di Suor Lucia, di concedere a quanti desiderano avere figli, la grazia e la gioia di averli.

Un’Ancella verso la beatificazione

Sabato 23 ottobre, alle ore 10.00, nella Cattedrale di Brescia si terrà la solenne Celebrazione con il rito di Beatificazione di Suor Lucia Ripamonti, Ancella della Carità. La Celebrazione sarà presieduta dal Cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

L’evento sarà preceduto da due eventi in preparazione alla beatificazione attraverso i quali sarà possibile conoscere meglio la figura luminosa di Suor Lucia:
– Sabato 16 ottobre 2021, alle ore 20.30, nel Salone Ferramola in via Moretto 16 (Bs), si terrà un’elevazione spirituale
– Venerdì 22 ottobre 2021, alle ore 20.30 nella Basilica S. Maria delle Grazie (Bs) Preghiera dell’Ora Decima nella vigilia della Beatificazione

In conclusione di questo momento solenne verrà celebrata s. Messa di ringraziamento il giorno 24 ottobre 2021 nella chiesa di S. Lorenzo, via Moretto 55 (Bs), alle ore 18.30, presieduta dal Vescovo della Diocesi di Brescia, Mons. Pierantonio Tremolada

Professione religiosa

La Famiglia religiosa delle Ancelle della Carità annuncia con gioia la Professione temporanea di Nada Delac
e la Professione perpetua di suor Ana Kamalic e di suor Vlatka Topalovic.
La celebrazione avrà luogo sabato, 28 agosto 2021 alle ore 10.30, nella Chiesa dell’Immacolata Vergine Maria in Split (Croazia).

Sarà possibile seguire la Celebrazione in streaming attraverso il canale Youtube Sluzbenice Milosrda

Auguri di Buona e Santa Pasqua

Quel primo giorno dopo il sabato
con timore e gioia grande, alba di vita
per le donne davanti al sepolcro:
Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti (Mt 28, 7-8).

Annuncio di risurrezione nel fuoco dello Spirito
al chiaro vespro, il giorno di Pentecoste,
per Pietro davanti a molti fratelli:
Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni (At 2, 32).

Oggi la Chiesa annuncia il Mistero pasquale,
evento di salvezza per la famiglia umana.

Questa vittoria definitiva su ogni forma di morte
accordi i nostri cuori alla speranza
in scelte capaci, ovunque, di suscitare vita.

Buona Pasqua di Risurrezione!
A lei e a quanti le sono cari.

Suor Gabriella Tettamanzi
Superiora generale
e suo Consiglio 

Come servi gioiosi della speranza,
siamo chiamati ad annunciare il Risorto
con la vita e mediante l’amore.
                                            Papa Francesco

Programma di vita

Il seguente scritto rappresenta un ampio e completo programma di vita religiosa e ascetica per ogni Ancella della Carità. Programma scaturito dalla mente e dal cuore di santa Maria Crocifissa, e dai lei interpretato e vissuto con eroica radicalità. Indirizzato alla contessina Angelina Passi, in risposta alla sua richiesta di essere accolta nell’Istituto, costituisce ancor oggi un vero e proprio progetto di vita individuale e comunitario per un cammino di perfezione nella carità.

 

Brescia, 31 ottobre …

Non posso dire quanta consolazione mi recasse la tua presa risoluzione di renderti religiosa. Sì, quanto volentieri ti vedrò dentro le mura del monastero da te eletto, e quanto benedico e ringrazio quella divina Bontà che, colle celesti illustrazioni alla mente e coi soavi impulsi al cuore ti chiamò allo stato religioso – questo beneficio della vocazione religiosa – che con alto e ammirabile modo tutti gli altri benefici in sé contiene eminentemente.

La religione è una santa Congregazione di persone disingannate che, ritiratesi fuori dal mondo per maggiormente facilitarsi, nella solitudine, coll’esercizio della mortificazione e della carità, l’obbedienza alla volontà di Dio, coi santi voti incatenano il proprio volere ai piedi del Crocifisso e nelle sante regole trovano tanti mezzi di perfezione la più sublime.

Coraggio, dunque, nell’intraprendere con cuore generoso e con umile sentimento di te stessa l’esecuzione del concepito disegno. Vattene presto coll’animo sì compreso di proseguire poi la strada della più sublime perfezione religiosa, sempre faticando per assicurarti colle buone opere la tua vocazione. Gesù Cristo, tuo divino sposo, tuo capitano, precede ad appianarti la strada e a combattere per te.

Prendi, Angelina – ti dice – prendi la tua croce e seguimi. Non hai più di che temere, se Dio stesso ti si esibisce per compagno, per guida e giacché hai deciso di voltare generosamente le spalle al mondo, nel sacro recinto che ti accoglie, devi attendere a divenire una vittima di carità la più perfetta, animata dall’esempio di tante consorelle, che nella sicura vita delle cristiane e religiose virtù s’avanzano a gran passi.

Prendi di buon animo sulle tue spalle quella croce qualunque sia – o interna o esterna – che la divina provvidenza ti verrà destinando e allegramente soffri per amore di Gesù Cristo ogni sorta di avversità e di tribolazione che è un dolce e lieto patire, il patire per chi tanto ha sofferto per te. Felici travagli – diceva Santa Teresa – perché in questa vita vengono sì abbondantemente pagati.

Lungi perciò dal tuo cuore ogni tristezza e renditi abituale una certa alacrità di mente e di spirito in tutte le azioni del tuo vivere religioso.

Sia la tua povertà – che verrai a praticare – vera, cioè reale, d’affetto e di intenzione. consolati ogni volta che il Signore ti regalasse l’occasione di sentire qualche conseguenza della povertà. Il tuo cuore poi se ne stia sempre lontano da qualunque affetto ai beni della terra e ai comodi della vita e ricordati d’andar molto cauta nel prendere in ciò licenze. Oh, di quanti tesori è fecondo lo spirito di povertà!

Vivi cauta, circospetta e ben mortificata per poterti mantenere fedele a Dio: anche nelle cose più minute risplenda la fedeltà di casta sua sposa, e l’illibato verginale candore che ti distingue per sua. In tutte le azioni importa assai fare conto delle cose piccole e minute, molto più ciò è necessario in questa virtù chiamata dal Santo di Sales: il giglio delle virtù.

Ti stia a cuore soprattutto la virtù dell’obbedienza: questa è quella vera e propria virtù dello stato religioso che rende facili tutte le altre e senza la quale tutte le altre sono inutili in un monastero. Questa è quella virtù dello Sposo, nella quale e per la quale Egli ha voluto morire. Questa è la via compendiosa e sicura per arrivare alla perfezione religiosa. Questa, insomma, è il sale che dà molto sapore e gusto a tutte le nostre azioni e le rende meritorie di vita eterna.

Angelina, gran bene è per un’anima il non sortire mai dai confini dell’obbedienza, mentre da questa dipende il profitto nelle virtù e la sicurezza di non sbagliare nel cammino. Non vi è strada che conduca più presto alla perfezione, dell’obbedienza.

La tua sollecitudine ti renda vigilante  per l’osservanza di tutte le sante regole, facendo risplendere una grande esattezza anche nelle più piccole cose. Guardati dal lasciarti ingannare o dal demonio o dall’amor proprio, dal considerare alcuna per cosa leggera, di poca o nessuna importanza. Guai ad una religiosa che comincia a rilassarsi in alcune cose, che sembrano di poca importanza! E se talora il rigore delle regole sembrasse aspro e difficile, se ne deve attribuire la colpa a mancamento di spirito.

Quando si mantiene lo spirito , tutto si sopporta con soavità e allegrezza. Devi poi anche riguardare per uno dei doveri più indispensabili dell’Istituto che hai scelto il tenere sempre i tuoi sentimenti soggetti allo spirito. Ricordati che devi considerarti come morta a tutto, non cercare la conversazione delle creature se desideri il raccoglimento e l’unione  con Dio. Non può stare la solitudine religiosa colla distrazione mondana; e quella religiosa che non ama il ritiro, non ama la sua sicurezza.

Angelina, abbi somma premura di bene indirizzare le tue azioni al puro fine di piacere a Dio e di dargli gloria.

E con orrore fuggi quelle azioni che sono regolate da fini terreni e da mondane affezioni.

Il tuo esterno corrisponda sempre al tuo interno, perché quel Dio che penetra i disegni del tuo spirito e del tuo cuore discopre anche l’intimo delle tue intenzioni.

Angelina, non ti posso dire quanto poi ti desidero impegnata per la santa orazione, essendo tanto necessaria per sostenere l’anima e nutrirla, come necessario si rende il cibo per il sostentamento del corpo.

Angelina, nell’orazione Dio vi ha posto tutti quei beni di quali abbiamo bisogno e se tanto sospiriamo in mezzo alle nostre debolezze e aridità, siamo colpevoli per mancanza di orazione.

La santa carità leghi sempre il tuo cuore con quello di tutte le Consorelle, e la carità componga un cuor solo ed un’anima sola. Trionfi sempre il compatimento.

Entra nella santa casa, dove Dio ti chiama, senza portarvi desiderio di cariche, di onori, di preminenze, ma sempre mantieniti con bassa stima di te stessa, riconoscendoti indegna di abitare in quel chiostro, dove il Signore ti chiamò. Credi sempre l’opinione delle altre migliore della tua. La santa carità, senza la quale tutte le altre virtù non hanno valore, non sia mai in te oziosa, ma sempre operativa e compagna di tute le tue azioni, di tutti i tuoi pensieri, di tutti i tuoi discorsi, indirizzando il tutto a puro fine di piacere a Dio. il vero amante per tutto ama e sempre si ricorda dell’amato.

Angelina, sia tuo impegno che questa virtù produca frutti copiosi, né mai ti stanchi dall’operare e non misuri la grandezza delle opere con le difficoltà che vi si incontrano, ma con la grandezza delle fervide tue brame, per cui ti renda superiore a qualunque difficoltà e a tutto soffrire piuttosto che mancare. e dirai sempre a te stessa: “Angelina! Sei venuta in religione per patire, faticare e farti santa”.

Incomincia sempre il giorno con una lena particolare di passarlo santamente. Dio che  ti sta guardando enumera i tuoi passi, i tuoi sospiri; ti veda sempre umile, paziente, mansueta, docile, di buon umore. Alla vera religiosa si vede nel volto l’allegrezza modesta e tranquilla, esce dalle sue labbra un parlare schietto e sincero, traspira dal suo cuore un amore puro e sublime e le stesse afflizioni hanno tali conforti che non hanno di afflizione che il nome; regge le sue azioni la grazia e non  la natura.

Lo studierai bene il carattere della vera religiosa per ricopiarlo in te stessa. Ricordati che giova molto nel cammino  della perfezione di farsi animo a cose grandi e guardarsi dall’avvilimento.

Iddio nei tuoi quotidiani difetti ti vuole vedere umiliata, ma non avvilita.

Non perderti mai di spirito, ma tutto spera da quella divina bontà che ti chiamò dal secolo alla religione, che vorrà compiere l’opera cominciata, guidandoti con i suoi lumi e sostenendoti con i suoi aiuti a conseguire il fine per cui ti ha chiamata, cioè di formare in te il modello di una grande virtù e di una santità la più sublime.

Presto Angelina, a far quel passo che ti nasconde agli occhi del mondo e che ti introduce ove il tuo Dio ti aspetta, per versare in te i tesori delle sue benedizioni e trovare in te la sua più cara compiacenza vedendoti sempre elevata in Dio, rapita in Dio, nella fatica e nel riposo, nel digiuno e nella refezione, nello sguardo, nel gesto e nel respiro.

La tua mente non pensi che a Dio, il tuo cuore non ami che Dio e la sua volontà, non voglia che il maggior gusto di Dio, la tua vita sia più celeste che terrena; e nelle tue fatiche e nelle tue conversazioni con Dio, ricordati anche di chi – con i più sinceri sentimenti di compiacenza per la tua scelta – si presta.

      Paola Di Rosa della Congregazione di Brescia

 

 

 

 

Sono a pregarvi di una grazia

Questa lettera, inviata al padre, cav. Clemente Di Rosa, nella circostanza decisiva della sua scelta vocazionale, che si traduce nel servizio incondizionato alle colerose, rivela già quale sarà il carisma di Paolina.

 


 

Brescia, 21 giugno 1836

Carissimo Papà.

Sono a pregarvi d’una grazia. Ve la chiedo in iscritto, non per mancanza di confidenza a parlarvi; ma perchè non mi si chiudano le parole fra le labbra con una vostra pronta negativa.

Sì, la grazia che vorrei da voi, ve la chiedo per amor di Gesù Cristo. Non me la negate. Il mio vivissimo desiderio sarebbe d’approfittare del mezzo che Iddio mi dà d’aprirmi il Paradiso col praticare l’atto di carità in assistere all’Ospedale le povere colerose. Lasciate che mi dedichi al servizio di queste povere infelici. Voi fate al Signore il sacrificio della vostra Paolina; io il farò della mia vita. Riflettete, caro il mio Papà, che se voi mi deste una negativa e che fossi presa dal colera in casa e venissi a morire, avreste rimorso d’avermi sottratto l’ingresso in cielo. Vorrete voi negarmi questa grazia? Ah, no! Quel Dio che ha ispirato me, ispirerà ancor voi. Non consultate né la carne, né il sangue, ma la religione sola.

Non apporterò alcun danno alla famiglia, perchè vi ho riflesso e prenderò tutte le misure che la prudenza suggerisce. Di queste ve ne parlerò a viva voce.

Vostra aff.ma obbl.ma  figlia

Paolina

I tre setacci di Socrate

Mentre Socrate è seduto in una piazza, un uomo gli si avvicina, in preda a visibile eccitazione.
“Buongiorno Socrate, sai cosa ho appena saputo?”
“No” rispose il saggio, “come potrei saperlo?”
L’uomo, impaziente di condividere il suo segreto, si accinge a raccontare la sua storia. Ma Socrate lo interrompe: “Aspetta un momento! Prima di cominciare, puoi dirmi se hai fatto passare ciò che vuoi riferirmi attraverso i tre setacci?”
“I tre setacci?”, chiede l’altro stupito. “No non so di che cosa stai parlando!”
“Il primo setaccio è quello della bontà. Quello che vuoi raccontarmi è una cosa buona?”
“Ebbene, non ci avevo pensato. Aspetta… no, non credo che si possa dire che si tratti di una cosa buona”.
“Allora, continua il filosofo, se non è una cosa buona, l’hai almeno fatta passare per il secondo setaccio, quello della verità? Quello che vuoi dirmi è vero?”
“Devo confessare che non ne sono sicuro”, rispose l’altro sempre più imbarazzato. “L’ho saputo da un amico che l’ha sentito anche lui da…”
“Quindi non sai se è vero “.
“No, per dirla sinceramente, non ne so nulla”. Socrate allora continua: “Se quello che vuoi dirmi non è una cosa buona, né sicuramente vera, almeno passa attraverso il terzo setaccio: è utile che io venga a saperla?”
“Insomma, non credo che sia davvero utile”, rispose l’altro, a disagio.
“Allora ascolta! Se quello che vuoi dirmi non è una cosa buona, né vera, né utile, preferisco non ascoltarla”.