“Gesù ci ha amati fino a lasciarci se stesso in cibo e noi che faremo per corrispondere a tanto amore? Doniamogli il nostro cuore e procuriamo di riparare
le tante offese che riceve in questo sacramento d’amore”. (S. Maria Crocifissa)
A Roma, nell’autunno del 1850, nella Chiesa delle Suore Sacramentine, alle pendici del Quirinale, mentre attende l’udienza del Papa per chiedere
l’approvazione dell’Istituto, Paola non si stanca di “godere il suo Gesù” e proprio lì capisce che le sue suore potranno essere efficaci nell’esercizio
della carità nella misura in cui contempleranno l’Eucaristia. In Paola nasce l’ispirazione di dare alle sue figlie e alla sua città il dono dell’Adorazione
perpetua diurna.
Dal 18 giugno 1852, ogni giorno, il Pane Eucaristico si offre all’Adorazione nella Chiesa del Santissimo Sacramento delle Ancelle della Carità, nel cuore
della città di Brescia. In quest’oasi di silenzio durante la giornata gli adoratori si alternano ininterrottamente: consacrati, laici, giovani, anziani,
studenti, lavoratori, pensionati… Chi ha sete di pace e di consolazione, chi cerca luce e conforto, chi anela alla Fonte della vita e dell’amore, può sostare
davanti a Gesù Eucaristia per contemplare il Suo volto, ringraziare il Padre, sorgente di ogni grazia, imparare dal “Cristo fatto pane” l’amore che diventa
gratuità, servizio, offerta, portare a Lui le fatiche, le ansie, le gioie, le sofferenze del mondo intero.
L’Eucaristia è continuamente adorata anche in altre comunità dell’Istituto, in Italia come all’estero, perché l’Ancella non manchi mai di sostare in profonda
adorazione per ottenere luce e coraggio nel servizio ai fratelli, implorare un cuore appassionato per la salvezza delle anime, riparare le offese che Dio
riceve, crescere nella comunione e fedeltà al suo amore.
L’adorazione eucaristica rimane cosìil tratto specifico della spiritualità dell’Ancella, chiamata per vocazione a essere donna eucaristica: contemplativa
dell’Amore per esserne serva nella carità. La centralità del mistero pasquale amato e contemplato, la rende disposta a quella “grande carità” che la Fondatrice
ha raccomandato e che solo da Gesù può essere attinta. “Noi diventiamo ciò che contempliamo”: pane spezzato per i fratelli in apertura universale,
offerta gradita al Padre in comunione con il sacrificio del Figlio sull’altare della carità.